Energia 2026: le ore che fanno la differenza nel nuovo scenario del PUN

Analisi trimestrale del PUN e l’impatto della crisi in Iran

 

Il mese di aprile si apre con una consapevolezza ormai diffusa tra imprese e consumatori: le bollette energetiche in arrivo si preannunciano particolarmente salate. Tuttavia, all’interno di un quadro complesso e caratterizzato da forti tensioni internazionali, emergono interventi normativi e dinamiche di mercato che richiedono un’analisi approfondita e strategica.

Come Osservatorio CGA, vogliamo fare chiarezza sulle recenti misure adottate dall’Autorità
e su come l’andamento del Prezzo Unico Nazionale (PUN) degli ultimi tre mesi abbia completamente ridisegnato il peso dei consumi orari.

 

L’intervento sulle aliquote: la Delibera ARERA 98/2026/R/com

 

Il fulcro delle novità legislative di questo mese ruota attorno alla Delibera ARERA 98/2026/R/com, diretta conseguenza di quanto stabilito nel Decreto Bollette del 21 Febbraio. L’obiettivo è mitigare l’impatto dei rincari sulle fatture finali attraverso una leva normativa dedicata alle utenze “Altri Usi”.

La delibera interviene sterilizzando parzialmente la componente ASOS (gli oneri di sistema
destinati al sostegno delle energie rinnovabili). Senza questo tempestivo intervento, che
agisce come un “paracadute” sui costi fissi, le fatture di aprile avrebbero subito un
contraccolpo decisamente più severo.

 

Perché le bollette restano “salate”? L’evoluzione del PUN nel primo trimestre

 

Nonostante il taglio degli oneri, l’importo totale delle fatture rimarrà elevato a causa del costo della materia prima energia. Analizzando il primo trimestre del 2026, è evidente come le recenti tensioni geopolitiche (in particolare la crisi in Iran) abbiano invertito una tendenza al ribasso:

Gennaio 2026: Il mese si era chiuso con un PUN medio di 132,67 €/MWh.
Febbraio 2026: Aveva fatto registrare un calo incoraggiante, scendendo a una media di 114,40 €/MWh.
Marzo 2026: Sotto la spinta della crisi internazionale, il prezzo medio è balzato a 144,66 €/MWh, segnando un +26,5% rispetto al mese precedente.

Le bollette in ricezione ad aprile riflettono esattamente quest’ultimo dato. Tuttavia, il vero dato critico non risiede nella media mensile, ma in come questo rincaro si è distribuito durante le 24 ore.

 

Focus Marzo: il divario estremo tra le fasce orarie

 

L’aspetto più allarmante (ma allo stesso tempo più utile per chi deve fare strategia d’acquisto) è che la crisi non ha colpito tutte le ore allo stesso modo. A marzo si è creata una spaccatura netta tra le ore diurne, protette dalle rinnovabili, e le ore notturne/serali, in balia delle quotazioni del gas.

I dati evidenziano uno scenario di volatilità oraria senza precedenti:

Lo “scudo” del fotovoltaico (Fascia H10-H15): Le ore centrali della giornata hanno limitato i danni. L'ora 13 (H13) si è confermata la più economica in assoluto, fermandosi a 110,58 €/MWh. In questa fascia, l’aumento rispetto a febbraio è stato contenuto al +12,7%.
Il ritorno del gas e il picco serale (Fascia H19-H21): Con il calare del sole (tra l’ora
17 e l’ora 19), gli impianti a gas sono tornati a fissare il prezzo marginale, causando un’esplosione dei costi. L’ora 20 (H20) ha toccato l’apice critico: 181,09 €/MWh, con un rincaro del +34,9%.
Le ore notturne (H1-H6): Totalmente dipendenti dal gas termoelettrico, hanno subito rincari lineari tra il +32% e il +34%. L’ora 6 (H6), momento di accensione delle centrali per la rampa mattutina, ha segnato il picco percentuale notturno (+34,4%).

Il dato chiave: A marzo, lo scarto (spread) tra l’ora più cara (H20) e quella più economica (H13) ha raggiunto l’incredibile cifra di 70,51 €/MWh.

 

I prossimi mesi: la strategia del Consorzio Gruppo Acquisti

 

Se i provvedimenti normativi sull’ASOS sono misure straordinarie a termine su cui le aziende non hanno controllo, la gestione dei consumi orari è invece una leva potente. I dati di marzo ci dicono che un’azienda con contratto orario è in grado di risparmiare dall’ora 20 all’ora 13 il 39% sulla materia prima.

L’enorme forbice di prezzo registrata rende i contratti a pricing orario estremamente vantaggiosi per chi ha flessibilità produttiva, ma altamente penalizzanti per chi ha un profilo di consumo serale rigido (come la GDO o la ristorazione).

Come Consorzio Gruppo Acquisti, raccomandiamo di non navigare a vista. È il momento di valutare contratti mirati e sfruttare la forza dell’aggregazione per difendersi in un mercato dove l’orologio pesa ormai quanto il calendario.

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